Il brontolio della mente: quando il flusso di coscienza parte dal ventre
Molte delle cose che nascono nel nostro ventre sono indicibili, e spesso incontrollabili. Già nel mito primigenio il ventre veniva collocato in basso, lontano dal cuore e dai polmoni, sedi nobili della ragione. Era immaginato come una creatura selvaggia affamata, assetata, dominata dagli impulsi. A sorvegliarlo c’era il fegato, incaricato di distribuire umori dolci o amari secondo necessità. Solo tenendo l’anima lontana dallo stomaco, si pensava, l’uomo poteva decidere senza interferenze. Forse qualcosa di simile attraversò anche i pensieri di Ippocrate nel V secolo avanti Cristo. Lo si può immaginare mentre cammina tra le strade polverose di Kos, respirando l' salmastra dell’Egeo profumata di olive e rosmarino. Distratto dai suoi ragionamenti sugli umori del corpo, urta per sbaglio un contadino frettoloso. L’uomo lo guarda con fastidio e, prima ancora di parlare, il suo stomaco lascia sfuggire un sonoro: “bor-bor-bor”. Molti secoli dopo, durante un inverno gelido a San Piet...