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Il brontolio della mente: quando il flusso di coscienza parte dal ventre

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 Molte delle cose che nascono nel nostro ventre sono indicibili, e spesso incontrollabili. Già nel mito primigenio il ventre veniva collocato in basso, lontano dal cuore e dai polmoni, sedi nobili della ragione. Era immaginato come una creatura selvaggia affamata, assetata, dominata dagli impulsi. A sorvegliarlo c’era il fegato, incaricato di distribuire umori dolci o amari secondo necessità. Solo tenendo l’anima lontana dallo stomaco, si pensava, l’uomo poteva decidere senza interferenze.  Forse qualcosa di simile attraversò anche i pensieri di Ippocrate nel V secolo avanti Cristo. Lo si può immaginare mentre cammina tra le strade polverose di Kos, respirando l' salmastra dell’Egeo profumata di olive e rosmarino. Distratto dai suoi ragionamenti sugli umori del corpo, urta per sbaglio un contadino frettoloso. L’uomo lo guarda con fastidio e, prima ancora di parlare, il suo stomaco lascia sfuggire un sonoro: “bor-bor-bor”. Molti secoli dopo, durante un inverno gelido a San Piet...

Secondo te, c'è amore in questi piatti? Quando la delicacy diventa manicaretto

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 La Sardegna è una terra meravigliosa, soprattutto a settembre, quando le folle di turisti sono già ritornate ai propri nidi e restano solo coloro che amano i viaggi fuori stagione. Il sole è ancora caldo, ma l’afa viene spazzata via da venti improvvisi e decisi; l’acqua del mare è piacevole, anche se comincia a pungere leggermente la pelle. Una sera, per celebrare le vacanze, ci siamo recati in un ristorante di alta cucina. I tavoli erano disposti lungo una terrazza affacciata su un golfo stupendo: piccoli paesi incastonati nella costa, circondati da distese d’acqua a perdita d’occhio.  Essere parte della definizione più semplice di infinito: era questa la sensazione. La cena si è rivelata una componente fondamentale dell’esperienza. I piatti arrivavano al tavolo preparati con una cura che aveva qualcosa di domestico, di familiare. Un amore che travalicava il confine del mero gusto e arrivava fino alle sinapsi più recondite della mente. Ogni manicaretto era perfetto, non per ...

Monete di sale: il peso del valore

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 Tafukt giunge nei pressi della città di Gao con la carovana e, come da usanza dato il suo alto retaggio, si arresta con le altre donne al di fuori dello spazio del mercato e della contrattazione. Si fer ma nella tenda montata poco lontano, nei pressi del fiume che bagna una delle più importanti oasi della zona e la rende rigogliosa tra dune di sabbia dorate come il sole che vi riverbera. Nella tenda, finalmente al fresco, Tafukt osserva il figlio Anir sistemare le lastre di salgemma sulle stuoie: lastre di sale formatesi in strati sottoterra, estratte dai minatori del suo clan. È un giorno importante: per la prima volta Anir si recherà da solo al mercato per la vendita. Ogni consiglio e ogni lezione impartita da Tafukt dovranno essere messi in atto. «Ricorda» dice con voce ferma, «non contano le parole, conta il silenzio. Non cedere alla fretta, misura il peso di chi ti sceglie». Il ragazzo annuisce, memorizza il gesto lento della madre che inclina una lastra verso di sé e poi la...

Yeast of Eden: origine e senso della parola lievito

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 Aprile. I piedi immersi nell’acqua di mare. Piccole onde accarezzano i sassi irregolari del bagnasciuga levigati dal tempo. Il sole di mezzogiorno scalda la pelle: è l’estate che comincia a farsi spazio. All’improvviso, un alito freddo interrompe ogni piacevole vagheggiamento e ristabilisce un fragile equilibrio. Il mare è, a ogni modo, superbo in qualsiasi periodo dell’anno. I riflessi verdazzurri delle profondità, ad esempio, ora si mescolano alla limpidezza dei lembi più estremi, ancora incontaminati dalle creme e dagli oli solari dei bagnanti. Una lieve schiuma bianca nasce e scompare, nel vorticoso alternarsi di acqua e aria. Le onde, sospinte dalla corrente, scandiscono un ritmo regolare sul bagnasciuga: «gischt, gischt, gischt». Questo suono non è solo un’impressione: è un fatto. Nelle lingue di origine germanica, da cui deriva anche il termine inglese yeast, la parola che indica il lievito nasce proprio da qui: dal gorgogliare della fermentazione, dal bollore visibile, dal...

Mangiare è un atto interpretativo: Come traduciamo ciò che ci attraversa

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H o liberato la scrivania. È la prima volta che mi accomodo qui; di solito è un appoggio per borse, vestiti puliti, cianfrusaglie e calendari di anni passati che mi sono volati davanti. Adesso, seduta, sento un po’ di ansia per questo progetto e penso quasi di non essere all’altezza. Bevo il mio tè verde in foglie, un Sencha aromatizzato alla vaniglia. Fuori, la maccaja tipica della Liguria avvolge le colline. L’umidità è talmente intensa da far sembrare il vapore una pioggia sottilissima di spilli, e il vento caldo soffia così in alto da non far sbattere le persiane, per una volta. La luce soffusa della abat-jour si riflette sull’acqua bollente della tazza, illuminando piccoli vortici di vapore.  Avvicino la tazza al naso: il profumo di vaniglia mi attraversa fino in profondità. Piccolo sorso: erbaceo, sottile, quasi vuoto. La vaniglia non ha sapore, resta invisibile al palato. Eppure è lì, presente. Come il sentire: un’insorgere di percezioni che vogliamo tradurre, ma che sfuggo...