Il brontolio della mente: quando il flusso di coscienza parte dal ventre

 Molte delle cose che nascono nel nostro ventre sono indicibili, e spesso incontrollabili. Già nel mito primigenio il ventre veniva collocato in basso, lontano dal cuore e dai polmoni, sedi nobili della ragione. Era immaginato come una creatura selvaggia affamata, assetata, dominata dagli impulsi. A sorvegliarlo c’era il fegato, incaricato di distribuire umori dolci o amari secondo necessità. Solo tenendo l’anima lontana dallo stomaco, si pensava, l’uomo poteva decidere senza interferenze. 

Forse qualcosa di simile attraversò anche i pensieri di Ippocrate nel V secolo avanti Cristo. Lo si può immaginare mentre cammina tra le strade polverose di Kos, respirando l' salmastra dell’Egeo profumata di olive e rosmarino. Distratto dai suoi ragionamenti sugli umori del corpo, urta per sbaglio un contadino frettoloso. L’uomo lo guarda con fastidio e, prima ancora di parlare, il suo stomaco lascia sfuggire un sonoro: “bor-bor-bor”.

Molti secoli dopo, durante un inverno gelido a San Pietroburgo, lo stesso pensiero potrebbe aver sfiorato anche Lomonosov. Fuori infuriano neve e vento artico; in un angolo riparato, un gatto randagio si arrotola su sé stesso e inizia a fare le fusa: “urč-urč-urč”.

E lo stesso pensiero prende forma oggi quando arrivate a stomaco vuoto al colloquio di lavoro che aspettavate da mesi, fissato proprio all’ora di pranzo. Dopo una lunga attesa vi chiedono: “Sarebbe disposto ad accettare uno stage di sei mesi a 500 euro?”. Prima ancora che possiate rispondere, il ventre prende la parola: “bor-bor-bor”.

Quel suono traditore ha un nome preciso: borborigmo. E porta con sé più di duemila anni di storia.

Il termine indica il brontolio dello stomaco, quel rumore improvviso e viscerale che interrompe il silenzio senza chiedere permesso. La parola deriva dal greco borborygmus e nel linguaggio medico è rimasta quasi intatta, conservando tutta la sua precisione tecnica. Le lingue moderne, invece, preferiscono descrivere il fenomeno senza nominarlo davvero. Il linguaggio specialistico, al contrario, trasforma ciò che è imbarazzante in qualcosa di accettabile.

Eppure il borborigmo non nasce in laboratorio. Nasce dal ventre, dalla quotidianità, dall’esperienza più comune del corpo umano. Quando entra nel linguaggio specialistico si allontana dalle sue radici concrete e diventa qualcosa di formale, quasi distante dalla vita reale. È così che la cultura prova ad addomesticare ciò che ci mette a disagio.

Ma in questa distanza si perde anche qualcosa. Chiamare il borbottio dello stomaco con il suo nome medico significa separarlo dall’esperienza immediata, dalla sincerità involontaria del corpo. In russo, per esempio, il termine урча́ние (určánije) conserva ancora il legame diretto con il suono che descrive. L’onomatopea rimane vicina al gesto, senza filtri né mediazioni. Perché la pancia, in fondo, non mente: parla solo quando deve, e dice sempre la verità.

Da sempre cerchiamo di disciplinare il rapporto tra corpo e intelletto. Tentiamo di spiegare, ordinare, controllare. Eppure esistono gesti e parole che sfuggono a ogni tentativo di doma: il borborigmo è uno di questi. Nasce dal basso, dal ventre, ma possiede una forza propria, spontanea, inevitabile. Il movimento dell’aria nell’intestino, continua il suo corso così come fanno i pensieri nella mente.

Forse, allora, non esiste una vera differenza tra il flusso dei pensieri e il movimento peristaltico. Entrambi sono vitali, entrambi attraversano il corpo senza chiedere permesso, entrambi possono incrinare l’ordine apparente delle cose. Il basso e l’alto si riflettono l’uno nell’altro: il corpo parla e la mente ascolta. E il ventre ricorda all’anima una verità semplice e inevitabile: ciò che nasce spontaneamente possiede spesso la forza più autentica di tutte.




Principali Fonti consultate per le etimologie e i riferimenti culturali:
  • Platone - Timeo
  • Exploring the notion of specialized language from diverse perspective- Felix Schneider, journal of language science and practice, 1, 2025.
  • Language and symbolic Power - Pierre Bourdieu 1991
  • https://etymolog.ruslang.ru


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